A cura di Stefano Marchesi, dottore commercialista presso lo Studio legale tributario Arpano Bonafe’ Grifoni Franzoni di Milano

Si complica il meccanismo delle compensazioni

La domanda è lecita, di fronte alle macchinose procedure che tutto fanno tranne che incoraggiare la compensazione tra debiti e crediti. La riprova che lo Stato ha bisogno di fare cassa

compensazioni-complicateCon la contrazione del reddito imponibile dovuta alla stagnazione economica attuale, anche le imprese del settore automotive si potranno trovare in possesso di crediti d’imposta generati dall’anticipazione finanziaria degli acconti rispetto alla chiusura dell’esercizio e alla definizione delle imposte dovute. È possibile chiedere questi crediti a rimborso ma è anche possibile utilizzare il noto meccanismo che consente di effettuare, nel limite massimo di 516.456,90 euro all’anno, la compensazione tra debiti (per imposte, contributi, interessi e premi) e crediti risultanti dalle dichiarazioni. Già nel 2009 la compensazione del credito Iva è stata assoggettata a macchinose procedure all’evidente fine di disincentivarne l’utilizzo (si veda il nostro precedente intervento su F&F numero 13) ma ora l’articolo 31 del DL 31/5/10 n. 78 colpisce in modo indiscriminato la compensazione di un’ampia platea di crediti. A decorrere dal 1/1/11 non si potrà più effettuare liberamente la compensazione dei crediti relativi alle imposte erariali fino a concorrenza dell’importo dei debiti:
♦ iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori;
♦ di ammontare superiore a 1.500 euro;
♦ per i quali sia scaduto il termine di pagamento;

Quindi, ai fini dell’applicazione del divieto, deve essere scaduto il termine di pagamento delle somme iscritte a ruolo, deve cioè essere decorso senza interruzioni il termine di 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento (art. 25, c 2, del D.P.R. 602/73). Secondo quanto indicato dalla relazione d’accompagnamento sarebbe inoltre necessario che l’iscrizione a ruolo sia avvenuta ‘a titolo definitivo’. Tuttavia, il requisito della definitività del ruolo è previsto solo nella rubrica dell’articolo 31. Sul punto saranno necessari ulteriori chiarimenti. La limitazione si applica ai crediti e ai debiti relativi alle sole ‘imposte erariali’ quali Irpef, Ires e Iva oltre a interessi e sanzioni, mentre sono esclusi gli altri crediti e debiti come ad esempio quelli relativi ai tributi locali, ai contributi previdenziali, ai premi Inail, ecc. In caso di errore è prevista una sanzione del 50 per cento dell’importo dei debiti iscritti a ruolo, per i quali è scaduto il termine di pagamento, con il limite dell’ammontare indebitamente compensato. Ufficialmente la norma intende combattere gli abusi, tuttavia nella relazione tecnica al DL 78/2010 si legge anche che la disposizione è destinata “a generare significativi effetti in termini di abbattimento dell’ammontare complessivo delle compensazioni ordinariamente operate dai contribuenti”, e quindi il dubbio che come al solito si tratti di un meccanismo utile ai fabbisogni ‘di cassa’ è quantomeno lecito.

Sempificazione solo sulla carta

Nuovi adempimenti mensili o trimestrali per i rapporti con i Paesi appartenenti alla ‘black list’. A farne le spese sono anche gli importatori e gli esportatori di auto e ricambi

paradiso fiscaleL’Amministrazione Finanziaria possiede una nuova arma per contrastare l’evasione fiscale internazionale e le frodi relative all’Iva. Infatti, i soggetti Iva che hanno rapporti commerciali con controparti localizzate in alcuni Stati considerati ‘paradisi fiscali’ (individuati dal DM 4-5-1999 e dal DM 21-11-2001) saranno obbligati alla presentazione di nuove comunicazioni periodiche (Art. 1 del D.L. 25-3-2010, n. 40; Decreto del 30-3-2010 e Provvedimento del 28-5- 2010). Inoltre, la legge prevede che l’obbligo di comunicazione possa essere esteso anche a Paesi non indicati nei decreti sopra menzionati nonché a specifici settori di attività e a particolari tipologie di soggetti. I termini e le modalità del nuovo onere dichiarativo possono essere sintetizzati come segue:

♦ sono tenuti all’adempimento tutti i soggetti passivi Iva che effettuano nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in alcuni Stati o territori definiti ‘black list’, cessioni di beni e prestazioni di servizi attive e passive registrate o soggette a registrazione ai fini Iva;

♦ a questi fini i Paesi ‘black list’ comprendono: Alderney, Andorra, Anguilla, Antigua e Barbuda, Antille Olandesi, Aruba, Bahama, Bahrein, Barbados, Belize, Bermuda, Brunei, Cipro, Costa Rica, Dominica, Emirati Arabi Uniti, Ecuador, Filippine, Gibilterra, Gibuti, Grenada, Guatemala, Guernsey, Herm, Hong Kong, Isola di Man, Isole Cayman, Isole Cook, Isole Marshall, Jersey, Isole Vergini Britanniche, Isole Vergini Statunitensi, Kiribati, Libano, Liberia, Liechtenstein, Macao, Malaysia, Maldive, Malta, Mauritius, Montserrat, Nauru, Niue, Nuova Caledonia, Oman, Panama, Polinesia Francese, Monaco, San Marino, Sark, Seychelles, Singapore, Saint Kitts e Nevis, Salomone, Samoa, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Sant’Elena, Svizzera, Taiwan, Tonga, Turks e Caicos, Tuvalu, Uruguay, Vanuatu, Samoa, Angola, Corea del Sud, Malta, Giamaica, Kenia, Lussemburgo, Portorico;

♦ le informazioni da trasmettere si riferiscono a periodi trimestrali se nei quattro trimestri precedenti e per ciascuna categoria di operazioni non è stato superato il volume di 50.000 euro; al superamento della suddetta soglia o su opzione la comunicazione riguarderà periodi mensili;

♦ l’obbligo di comunicazione riguarda le operazioni fatte a partire dal 1° luglio 2010;

♦ la scadenza di presentazione è l’ultimo giorno del mese successivo al periodo - mensile o trimestrale - di riferimento;

♦ per l’omissione, l’incompletezza o la non veridicità delle comunicazioni si applica, elevata al doppio, la sanzione pecuniaria da un minimo di 516 euro fino a un massimo di 4.132 euro.

Innocenti a rischio
La finalità di colpire le frodi internazionali e l’utilizzo ‘elusivo’ dei cosiddetti ‘paradisi fiscali’ è sicuramente apprezzabile; tuttavia, come spesso accade in Italia, questo si traduce in nuovi oneri e adempimenti a carico di contribuenti onesti - quali ad esempio gli importatori e gli esportatori di auto e ricambi - che loro malgrado hanno rapporti con i Paesi sopra elencati senza voler frodare nessuno. Come al solito gli imprenditori si faranno carico del nuovo onere diligentemente, ma attenzione a non sbagliare perché le sanzioni sono in agguato.

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